Mi sento il Benvenuto

Cosa vuol dire “Creare inclusione” oggi:

Come posso includere tutti nella mia scuola? Come posso tener conto di tutte le diversità dei miei allievi? Come posso progettare una lezione tenendo conto degli stili cognitivi e fi apprendimento di ognuno? Come posso creare dei laboratori, delle attività in cui tutti possono stare al passo? Tanti sono gli interrogativi ma certamente una risposta concreta è che: nella mia scuola, nella mia struttura, nei miei laboratori, nel mio ufficio, per strada, ovunque voglio intraprendere un momento di inclusione, tutti devono sentirsi i benvenuti.

La speciale normalità:

Se un ambiente, che sia scolastico o non, deve essere inclusivo e saper riconoscere e comprendere le infinite complessità dei funzionamenti problematici individuali, deve anche saper intervenire in modo efficace. Efficace nel produrre cambiamenti positivi nelle situazioni, nelle varie dimensioni che si intrecciano: nelle competenze del soggetto, nella dimensione familiare, culturale, scolastica, comunitaria.

La difficoltà di Inclusione

Leggiamo, a questo proposito, le critiche e i dubbi espressi da Enrico Micheli, psicologo esperto di autismo e operatore del servizio sanitario nazionale: “Questo ambiente non è organizzato per facilitare il lavoro, la comunicazione, le relazioni sociali di un bambino autistico, quindi, non previene i comportamenti problema. Le risposte dell’ambiente ai comportamenti problema spesso li consolidano invece di estinguerli. I genitori quasi sempre vorrebbero essere informati e guidati in precisi interventi a casa”.

Cosa fare?

I tempi dell’insegnamento vanno quindi organizzati in modo individualizzato. Gli spazi andranno attrezzati appositamente: è indispensabile che l’ambiente che ha il compito di educare questi bambini allestisca luoghi specificamente pensati per loro e adatti alle diverse attività da svolgere per facilitare l’apprendimento e rendere meno probabili i problemi di comportamento.

Partecipazione significa apprendere insieme agli altri e collaborare attraverso esperienze condivise.

Richiede un coinvolgimento attivo e una consapevolezza importante rispetto a come l’educazione è vissuta. 

L’inclusione muove dal riconoscimento delle differenze. Affinchè ogni bambino o ragazzo possa essere incluso è indispensabile occuparsi dell’interezza della sua persona, e questo non è possibile se l’attenzione e la progettazione specifica vengono limitate a singoli aspetti come un deficit fisico.

Ecco alcune indicazioni utili a favorire il processo di inclusione.

  1. Favorire a tutti la collaborazione, la condivisione: nessuno deve rimanere indietro;
  2. Rimuovere gli ostacoli per tutti e per ciascuna ragione, costruendo se necessario delle strategie ad hoc;
  3.  Produrre scelte inclusive: tutti i protagonisti della scuola devono essere valorizzati. La scuola, educatori, pedagogisti, logopedisti, assistenti sociali, sanitari etc, rendono la propria struttura accessibile non sono eliminando le barriere, ma costruendo spazi di riunione a genitori, alunni, offrendo incontri anche in giorni extra;
  4. Sviluppare le pratiche inclusive: progettare l’apprendimento tenendo presente le diverse capacità e stili degli alunni. Applicare metodologie attive e partecipative: cooperative learning, didattica laboratoriale, peer education. Dare attenzione ai momenti di continuità tra i diversi ordini di scuola, legare al percorso scolastico il progetto di vita di ciascuno. Creare una disciplina basata sul mutuo rispetto, con valorizzazione del ruolo degli alunni.

articolo scritto dalla dott.ssa Antonella Zaretta

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