Prostitute o Prostituite? Un enorme giro d’affari

Avrete senz’altro sentito parlare di prostituzione e allora soffermatevi a leggere questo articolo scritto da Maria Labate.

Ribellarsi si può, non bisogna aver paura, come ce l’ho fatta io ce la possono fare le altre, che devono fidarsi di Polizia e Carabinieri” 

Sono le parole di una ragazza che si è ribellata alla “tratta”.


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Ma cos’è la prostituzione?

“Può essere definita come una prestazione sessuale a scopo di lucro”, la punta di un iceberg che nasconde un mare magnum di pre-condizioni, la tratta è una di queste! Prostitute o prostituite?

La prostituzione non è mai una scelta! Potrebbe apparire come l’ultima chance rispetto a un bisogno di sopravvivenza ma nella quasi totalità dei casi la prostituzione si sviluppa attraverso il rapimento, l’inganno, la forza, l’abuso di una condizione di vulnerabilità della persona. L’organizzazione European Women’s Lobby stima che l’80-95% delle persone che si sono prostituite hanno subito una qualche forma di violenza, stupro, incesto, pedofilia. Il 62% sono state violentate. Il 90% ne vorrebbe uscire.

Prostituzione come trauma d’abuso?

Le esperienze vissute incidono con risvolti traumatici sul funzionamento psicologico e biologico nel breve e lungo termine. Nei “life events” il trauma appare come un evento che impone alla vittima di crearsi nuovi “spazi mentali” per evitare che venga turbato il senso di continuità e di coerenza della propria identità personale. Lo sviluppo di una “nevrosi traumatica” corrisponde a un quadro di ansia patologica in risposta ai gravi shock subiti. Le “prostitute” vittime di tanta violenza manifestano reazioni psicosomatiche, psicologiche, abuso e dipendenza da sostanze psicoattive, aggressività e ostilità, ansia, depressione, ideazione suicidaria e disturbo post-traumatico da stress.

Proibizione o regolamentazione?

Gli Stati hanno legiferato, passando dal proibizionismo al neo-abolizionismo fino al regolamentismo. In Norvegia, Islanda e Svezia la prostituzione è vietata. Vengono perseguiti i trafficanti, i protettori e anche i clienti. In Olanda invece le donne sono esposte in vetrina e possono essere ordinate come un qualsiasi prodotto in serie. In Svizzera, Austria, Grecia, Regno Unito, Ungheria, Lettonia si va verso la regolarizzazione della professione così da mettere in regola lo “sfruttamento” anche dal punto di vista “fiscale”. In Germania nel 2011 la prostituzione è stata legalizzata con apposita legge che ha creato confusione e il più grande “bordello d’Europa”, con tariffe forfettarie e viaggi tutto compreso per sesso turistico. Ciò ha ridotto il rischio di retate favorendo il traffico delle donne dell’Est.

In Italia la Legge Merlin 1958 ha decretato la fine delle “case chiuse”. La prostituzione continua a essere esercitata in strada e al chiuso con comportamenti oggetto di reato quali induzione, sfruttamento e favoreggiamento con un giro d’affari di milioni di euro e con 70 mila donne vittime della prostituzione, di cui l’80% straniere.


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Chi sono i clienti?

Il numero di clienti di una ragazza va’ dai 5 ai 10 al giorno, al prezzo medio di 30 euro variabili per tipologia di prestazione. I clienti pagano di più per rapporti non protetti e bizzarri. Sono uomini di tutte le fasce d’età, single, divorziati, conviventi o sposati per i quali intervengono fattori psicologici come mancanza di autostima, presenza di tabù sessuali, immagine degradata della sessualità, deterioramento dell’immagine donna attraverso la pornografia, virilità incentrata sulla prestazione.

Cosa fare?

Nessuno meglio delle ragazze stesse conosce la piaga dello sfruttamento, dello schiavismo, dei rischi di contrarre malattie e di imbattersi in un serial killer. Occorre scoraggiare i clienti, eliminare i “papponi” e la “tratta”. Le leggi per contrastare il “mestiere più antico del mondo” non sono sufficienti e la liberalizzazione ha inasprito il fenomeno. Uscire dalla giro non è facile ma non è impossibile, occorre denunciare. Esistono programmi di protezione, si può ricominciare e ritornare a vivere!

Maria Labate nasce a Reggio Calabria il 23 aprile 1963. Esperta di Servizio Sociale ex art.80 per l’Esecuzione Penale Esterna. Dopo un percorso di studi presso la Facoltà di Giurisprudenza si è specializzata in Servizio Sociale e Psicologia Clinica. Per circa un decennio ha realizzato diverse attività di sostegno, prevenzione e riabilitazione in carcere. Ha prestato attività a favore dei minori stranieri non accompagnati, della persone con disabilità e della terza età. La passione per la Criminologia le ha fatto incontrare Formazione Promethes e il suo Master di Criminologia Clinica e Forense.

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