
Nella notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio 2026, un altro dramma ha scosso l’Arma dei Carabinieri: un giovane di 39 anni si è tolto la vita con la sua pistola d’ordinanza mentre si trovava in auto, poco dopo essere stato fermato per un controllo da colleghi.
Non si tratta di un evento isolato né “spiegabile con una singola motivazione”: il suicidio tra le forze dell’ordine è un fenomeno reale e doloroso, che richiede di essere compreso e affrontato con urgenza.
Una realtà più frequente di quanto immaginiamo
Diversi studi internazionali mostrano come gli operatori di polizia siano significativamente esposti a rischio di stress post-traumatico, depressione e ideazione suicidaria rispetto alla popolazione generale. Una meta-analisi internazionale ha stimato che oltre 1 su 5 agenti riporta almeno pensieri suicidari nella vita, con percentuali più elevate rispetto al pubblico non appartenente alle forze di polizia.
Anche in Italia, dati scientifici indicano che il tasso di suicidi tra i poliziotti è più alto rispetto alla popolazione generale, con una presenza costante negli anni tra 1995 e 2017.
Perché è così importante parlarne?
Chi indossa una divisa vive quotidianamente una realtà di elevata tensione psicologica: esposizione a scene traumatiche, turni irregolari, responsabilità immense, separazione familiare e difficoltà a chiedere aiuto per paura di stigma o di conseguenze sulla carriera.
Questi fattori non indicano debolezza: indicano che essere un tutore dell’ordine non è solo un lavoro, ma una sfida emotiva e psicologica continua — e che la salute mentale di chi serve lo Stato va tutelata con strumenti concreti.
Formazione, supporto psicologico e percorsi specialistici: pilastri di prevenzione
1. Formazione professionale continua
Una formazione sistematica non solo accresce competenze operative, ma può:
- aiutare a riconoscere i segnali di stress e disagio in sé e negli altri;
- potenziare abilità di coping e resilienza;
- migliorare la gestione di situazioni critiche.
Percorsi formativi avanzati, come master e corsi in criminologia, offrono spesso un quadro più ampio che integra aspetti psicologici, sociologici e comportamentali degli eventi critici.
2. Supporto psicologico attivo e de-stigmatizzazione
L’accesso a servizi di consulenza psicologica, percorsi di supporto individuale, gruppi di ascolto e monitoraggio psicologico periodico è fondamentale non solo nelle crisi, ma anche come prevenzione. Servizi confidenziali e protetti consentono agli agenti di chiedere aiuto senza timore di pregiudizi.
3. L’importanza di percorsi formativi strutturati: il caso di Formazione Promethes
Da 16 anni Formazione Promethes eroga percorsi di alta formazione in criminologia e discipline affini, con l’obiettivo di preparare professionisti in grado di comprendere i fenomeni criminali, gli aspetti psicologici correlati e le dinamiche sociali complesse che spesso si intrecciano con l’esperienza lavorativa delle forze dell’ordine. Molti fra i docenti appartengono a
Un master in Criminologia non è solo uno strumento accademico: è anche un’opportunità per riflettere, confrontarsi con esperti e acquisire competenze che rafforzano la capacità di prevenire situazioni critiche e di supportare colleghi e comunità.
Un impegno collettivo per salvare vite
La perdita di una vita — come quella di Mastroianni — rappresenta una tragedia profonda per una famiglia, per una comunità e per l’intera istituzione. Ma deve essere anche uno stimolo a fare di più: più formazione, più ascolto, più supporto psicologico, più prevenzione.
Prevenire il suicidio non è solo compito dei singoli: è responsabilità sociale, istituzionale e culturale. E passa attraverso percorsi formativi qualificati, servizi di supporto umano e professionale, e una cultura che faccia sentire ogni carabiniere, poliziotto o agente non solo come un lavoratore, ma come una persona prima di tutto.